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Recensione coppetta mestruale Gea

Ciao a tutte, come anticipato sulla pagina Facebook ho provato la nuova coppetta mestruale Gea per un paio di cicli e sono quindi pronta per scrivere la mia recensione.

Innanzitutto qualche dato tecnico: Gea è ideata e prodotta in Italia (Veneto) da Rosso Limone per la sua linea naturale Medea, ed è acquistabile solo dalle referenti al prezzo di 25€. (Edit: Gea è ora disponibile anche con sterilizzatore al prezzo di 32€)

E’ in TPE ed è disponibile in due taglie: 1 (piccola) e 2 (grande).

Le due misure di Gea (foto di Rosso Limone)
Le due misure di Gea (foto di Rosso Limone)

La sua particolarità, come avrete notato dalle foto, è che è a differenza di tutte le altre non è cilindrica/simmetrica ma è anatomica: la sua forma è infatti studiata su quella del canale vaginale, e richiama ciò che per natura è destinato a passarvi, come il pene e la testa dei neonati.

E’ inoltre inclinata per seguire il naturale verso del canale, che non è dritto ma piega  verso il retto, e la struttura stessa della coppetta è studiata per essere il più possibile rispettosa della fisiologia della vagina: dietro è più lunga e spessa per evitare che il retto pieno possa schiacciarla quando si deve andare in bagno, davanti è più corta e sottile (quindi morbida) per evitare di comprimere l’uretra e la vescica. La forma del bordo, inoltre, è studiata per abbracciare la  cervice e per distribuire uniformemente la pressione sulle pareti del canale.

gea_piegature

Per chi è già abituata ad usare la coppetta questo comporta un minimo di adattamento, perchè ovviamente, avendo un verso preciso, non si può inserirla e posizionarla ruotandola, però devo dire che è semplicemente questione di provare due o tre volte (magari usando un po’ di lubrificante per evitare di irritarsi “ravanando”) e poi ci si fa l’abitudine e diventa automatico come al solito!

Il gambetto della Gea è piuttosto rigidino, infatti io l’ho tagliato subito (come sapete se seguite il mio blog purtroppo non tollero neanche quelli più morbidi), una cosa che mi è piaciuta è che, essendo il fondo abbastanza spesso, sono riuscita tranquillamente ad eliminarlo tutto ed a limare bene senza correre il rischio di bucare la coppetta (naturalmente bisogna fare comunque la massima attenzione!), mentre con alcune di quelle più sottili dovevo mettermi lì con precisione chirurgica 😀

Proprio il fondo rigidino e zigrinato permette di afferrarla facilmente evitando che sfugga, inoltre aiuta molto anche per l’apertura della coppetta perchè premendolo  si riesce a farla scattare nel caso non l’abbia fatto immediatamente.

Io mi ci sono trovata molto bene, nonostante ormai da anni sia abituata ad una coppetta morbidissima come la Natù, perchè il fatto che nella parte anteriore sia più corta e morbida evita quella fastidiosa sensazione di pressione sulla vescica che riscontravo indossando una coppetta un po’ rigida (come la Lunette ad esempio) dopo tanto tempo che non ci ero più abituata, non ho avuto né perdite né fastidi nemmeno facendo attività fisica, l’unico momento in cui l’ho avvertita un po’ è stato quando, a causa della cervice bassissima, me la sono trovata col culetto davvero vicino all’ingresso della vagina e quindi avvertivo un po’ le zigrinature, cosa alla quale si può comunque rimediare facilmente limandole un po’ come il gambetto.

Queste sono le misure della Gea:

Tg.2:  lunghezza posteriore della coppa 53mm, lunghezza della parte anteriore della coppa 45mm.  Capienza: 25 ml fino ai fori.
Tg.1:  lunghezza posteriore della coppa 49mm, lunghezza della parte anteriore della coppa 41mm. Capienza: 20ml fino ai fori.

La circonferenza del bordo non è facilmente misurabile essendo inclinata e non circolare,  da disegno 2D la tg.2 sta dentro un rettangolo di 42mm per 41mm, la tg.1 sta dentro un rettangolo di 46mm per 45mm.

In conclusione, credo che la Gea sia un’ottima coppetta “jolly” se non si ha un flusso estremamente abbondante, date le sue caratteristiche di forma e rigidità differenziate, fatemi sapere se l’avete già provata! 🙂

About Lara Alexandra Babitcheff

Sono una donna di 35 anni, vegan da nove, appassionata di Internet, nuove tecnologie ed ecologia. Amo leggere e viaggiare, soprattutto volare nella mia amata Londra. Dal 2003 sono mamma di Cassandra e dal 2015 sono una referente Rosso Limone.

Recensione: Domino Pads pantyliners (salvaslip)

Attenzione! Questo articolo è stato pubblicato più di 6 anni fa: nel frattempo sono nate moltissime nuove coppette e sono state scoperte tante nuove informazioni, perciò questo contenuto potrebbe essere obsoleto!

Finalmente ho avuto modo di provare per qualche giorno i miei salvaslip della Domino Pads, ed eccomi quindi a recensirli.

Innanzitutto, come avevo già accennato, quando ho aperto il pacchetto sono rimasta un po’ sorpresa dalla loro dimensione: sono infatti lunghi come gli assorbenti, ma più sottili.
Inizialmente, quindi, ho pensato che non fossero l’ideale per l’uso di tutti i giorni, ma che fossero più adatti per i giorni di flusso leggero, ma una volta indossati mi sono ricreduta: nonostante la lunghezza, infatti, abbracciano perfettamente le mutandine e non si sentono, ed anzi, questo evita che il bordo sfreghi contro la pelle o che il salvaslip si sposti. Il nuovo design dei salvaslip è ancora più sottile.

Come vedete dalla foto, ne  ho preso uno in minky in edizione limitata turchese, ed uno in bambù color fragola (strawberry): la differenza sta appunto nel tessuto che è a contatto con la pelle.

Il minky (o minkee) è un tessuto sintetico traspirante ed estremamente morbido (ricorda vagamente il peluche) e la sua particolarità è quella di essere estremamente resistente alle macchie e di consentire la penetrazione velocissima del flusso verso gli strati inferiori, questo lascia quindi una sensazione asciutta sulla pelle. Il fatto di essere traspirante significa anche che non fa sudare e non trattiene il calore: io l’ho provato senza problemi con una temperatura superiore ai 30°.
Il velour di bambù è invece una fibra naturale, simile ad un vellutino o alla ciniglia, ed anche questa sulla pelle è estremamente morbida e traspirante, lascia però una sensazione di maggiore umidità rispetto al minky.

Entrambi i modelli, sulla pelle risultano morbidissimi e confortevoli, non ho avuto alcun problema di macchie, e risultavano visivamente “puliti” già con la sola sciacquatina sotto l’acqua fredda, perciò per me sono decisamente promossi, ma chi intendesse acquistarli per l’uso di tutti i giorni dovrebbe tener presente che sono decisamente grandi, e che quindi potrebbe trovarsi a disagio, in questo caso magari è meglio puntare su marche che offrono salvaslip in misura “mini” simile a quella dei normali usa e getta.

Sono ancora in attesa del sample della Party in My Pants, ma per il momento la Domino Pads si conferma come la mia marca preferita!

About Lara Alexandra Babitcheff

Sono una donna di 35 anni, vegan da nove, appassionata di Internet, nuove tecnologie ed ecologia. Amo leggere e viaggiare, soprattutto volare nella mia amata Londra. Dal 2003 sono mamma di Cassandra e dal 2015 sono una referente Rosso Limone.

Recensione: Domino Pads Silkee

Attenzione! Questo articolo è stato pubblicato più di 6 anni fa: nel frattempo sono nate moltissime nuove coppette e sono state scoperte tante nuove informazioni, perciò questo contenuto potrebbe essere obsoleto!

Sono una delle fortunate che ha avuto tra le mani  per il testing un bellissimo Silkee, la nuova linea degli assorbenti lavabili Domino Pads.

Purtroppo, causa i classici ritardi delle poste italiane, ho potuto riceverlo e successivamente testarlo solo quando ormai il test si era favorevolmente concluso ed il prodotto era già entrato in commercio, visto il positivissimo feedback.

 

Quando l’ho provato, ho subito capito il perchè del suo successo: iniziamo col dire che esteticamente i Silkee sono molto belli e curati, il tessuto nero (Windpro Fleece) è morbidissimo, ed il tessuto Silkee, simile alla seta ma 100% vegan,  è molto piacevole sulla pelle. In particolare mi ha stupito il fatto che, pur essendo realizzati in tessuto sintetico (al contrario di quelli in velour di bambù), indossati lasciano respirare la pelle e non provocano alcuna irritazione, né fanno sudare. L’interno assorbente è comunque realizzato in fibra di bambù, materiale naturalmente antibatterico, antifungino, e naturalmente eco-friendly.
Tutti i Domino Pads hanno un’intercapedine tra il tessuto nero di supporto e lo strato assorbente, questo permette di far circolare meglio l’aria e quindi far respirare la pelle, inoltre fanno anche prima ad asciugarsi una volta lavati.

 

Indossati sono molto confortevoli: si adattano perfettamente agli slip e non fanno assolutamente “fagotto”, anzi, la morbidezza è davvero gradevole: abituata alla coppetta mestruale, temevo che testare un assorbente sarebbe stato scomodo e spiacevole, invece mi sono resa conto che i Domino Pads non hanno nulla della “plasticosità” degli assorbenti tradizionali, pur essendo sintetici. Il mio Silkee ha assolto perfettamente al suo compito, e non ho avuto alcun problema di macchie, nonostante il tessuto windpro sia traspirante.

Per lavarlo, è bastato sciacquarlo in acqua fredda e poi metterlo normalmente in lavatrice: è venuto perfetto e senza nessun alone, cosa della quale comunque non mi preoccupavo, visto il (bellissimo) colore “tattico” di questo particolare assorbente (esistono comunque molte altre nuance).

 

In conclusione, non lascerei la mia amata coppetta mestruale per gli assorbenti lavabili, nemmeno per i Domino Pads, però per chi non volesse o non potesse usare la coppetta, credo che siano un’ottima alternativa.

 

Naturalmente, esistono moltissimi tipi e marche di assorbenti lavabili, e magari prossimamente ci scriverò un articolo!

 

About Lara Alexandra Babitcheff

Sono una donna di 35 anni, vegan da nove, appassionata di Internet, nuove tecnologie ed ecologia. Amo leggere e viaggiare, soprattutto volare nella mia amata Londra. Dal 2003 sono mamma di Cassandra e dal 2015 sono una referente Rosso Limone.