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Un’estate libera #noshavesummer

Attenzione! Questo articolo è stato pubblicato più di 4 anni fa: nel frattempo sono nate moltissime nuove coppette e sono state scoperte tante nuove informazioni, perciò questo contenuto potrebbe essere obsoleto!

L’ho fatto. Sono uscita di casa per un giro in bicicletta e non mi sono depilata le gambe nonostante indossassi dei leggings sotto al ginocchio.

L’ultima volta era stato quando non avevo ancora 14 anni, l’estate prima che iniziassi le superiori: ero ancora molto bambina per la mia età, e non mi avevano ancora inculcato il concetto della pelle liscia a tutti i costi, ma avendo raggiungo la pubertà da un pezzo avevo già un bel manto folto del tutto simile a quello dei miei coetanei maschi. Entro poco tempo sarebbero arrivate le risatine, le occhiate disgustate e gli sbalorditi “Ma non ti depili?” che mi avrebbero portato a farlo controvoglia o a portare i pantaloni lunghi per tutta l’estate.

Intendiamoci, questo post non vuole criticare chi si depila, quanto capire il perchè molte di noi si depilano. La verità è che a me non danno alcun fastidio i peli nelle gambe, però ad esempio non mi piacciono quelli sotto le ascelle, che mi rado regolarmente da quando avevo 12 anni e dovevo farlo di nascosto da mia madre perchè “ero troppo piccola”. Le gambe invece mi stanno bene così: è vero, trovo che siano più carine senza peli, ma del resto il mio armadio è pieno di magliette che mi stanno meglio di altre, ma mica metto solo quelle, e soprattutto mica mi vergogno ad uscire con una maglia così così e certamente nessun per strada si schifa se ho addosso una t-shirt di un colore che non mi dona. 

Eppure, stamattina, nonostante ad esempio io giri tranquillamente con addosso una maglietta con la scritta “Keep calm, I’m only menstruating”  o con un ciondolo di VulvaLoveLovely al collo, non ho provato affatto la sensazione di libertà di quand’ero ragazzina, mi sembrava anzi di avere tutti gli occhi puntati addosso con aria di disapprovazione: non era così, ve lo posso garantire, è probabile che nessuno anzi abbia fatto caso ai miei peli, eppure era come se sentissi di avere qualcosa di sbagliato.

Persino scrivere questo post mi è risultato difficile, sono circa tre ore che mi fermo e riparto… quanto può essere forte un condizionamento? Cosa ci viene inculcato in testa per farci vergognare? Cosa scatta nella testa per far pensare ad una donna di 31 anni “Ce l’ho fatta, ora devo scriverci un post!” come se avesse fatto chissà cosa?

So che un uomo o una donna potrebbero trovare brutte le mie gambe non depilate, ma se trovassero brutto un mio abito dovrei correre a casa a cambiarmi? Se trovassero brutto il mio viso dovrei girare con un sacchetto in testa?  C’è già uno stigma verso chi non segue la moda o non rispetta certi canoni estetici, ma non mi pare che il rifiuto sia arrivato ai livelli “estremi” come nei confronti dei peli.

Voglio godermi un’estate libera. Voglio potermi fare carina col mio vestitino giallo, il rossetto nuovo e le gambe lisce. Voglio poter stare comoda e senza pensieri con la mia maglietta di Order of the Stick, i bermuda a rigoni e le gambe pelose. E voglio potermi fare carina col vestitino giallo e qualche pelo sulle gambe.

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About Lara Alexandra Babitcheff

Sono una donna di 34 anni, vegan da otto, appassionata di Internet, nuove tecnologie ed ecologia. Amo leggere e viaggiare, soprattutto volare nella mia amata Londra. Dal 2003 sono mamma di Cassandra e dal 2015 sono una consulente Rosso Limone.

#TISALUTO

Attenzione! Questo articolo è stato pubblicato più di 4 anni fa: nel frattempo sono nate moltissime nuove coppette e sono state scoperte tante nuove informazioni, perciò questo contenuto potrebbe essere obsoleto!

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.

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Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.

In Italia l’insulto sessista è pratica comune perché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.

Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.

A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.

L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.

L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.attachment

Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.

Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).
Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.
Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.

Questo post è pubblicato in contemporanea anche da altre/i blogger: Marina TerragniLoredana LipperiniLorella ZanardoGiovanna CosenzaSabrina AncarolaMammamsterdam,ZeroviolenzadonneUn altro genere di comunicazione, Ipazia è(v)vivaLa donna obsoleta
E nella versione maschile da Lorenzo Gasparrini.

Se ti va, copincollalo anche tu!

About Lara Alexandra Babitcheff

Sono una donna di 34 anni, vegan da otto, appassionata di Internet, nuove tecnologie ed ecologia. Amo leggere e viaggiare, soprattutto volare nella mia amata Londra. Dal 2003 sono mamma di Cassandra e dal 2015 sono una consulente Rosso Limone.